Cosa vuoi che sia?

Quando hai terminato saluti e vai

C’è sempre un arrivederci in ogni istante che attraversiamo

Un: a domani che sta lì poggiato per sempre

Il cristallino schiude la vista e la memoria resta accesa

Per quel che vale l’attesa, l’impresa, la passione ed emozione vissuta

Ho sessant’anni e non avrei mai pensato di rivivere il passato

L’ieri di quarant’anni fa

Quando per la prima volta, con la malattia che mi porto appresso dalla nascita, il diabete tipo 1, mi resi conto d’essere un numero, una cifra scritta su di un foglio di carta, un titolo con un più e un meno tra una data affissa sul calendario e tra un mese e l’altro, un trimestre e l’altro.

Quarant’anni fa decisi di applicare il detto: “chi fa da se fa per tre”, e per vent’anni non mi feci più vedere in diabetologia, stanco di essere un numero, di appartenere ad un logica fatta di lotta e lotterie per ottenere soltanto dieci minuti di tempo, non di attenzione, di orologio, da uno che in camice bianco ti chiede come mai? Per poi congedarti con “il sistemino” da fare per l’insulina.

Ed oggi sono ancora qua, ad arrabattarmi stavolta non per il sistemino, ma per conservare il sistema d’infusione dell’insulina con monitoraggio continuo della glicemia che ho attaccato addosso e grazie al quale cerco, se possibile di non aggravare la mia salute.

Ed oggi sono qua senza risposte nel mezzo del mese di agosto, tra una pandemia che l’attenzione verso le altre malattie porta via, e con l’amara ma necessaria decisione di terminare il mio percorso di vita facendo da solo, perché se questo, ed è questo il livello di supporto che ricevo, allora meglio andare avanti da solo.

Tanto sono ancora qua.

Roberto Lambertini